Quando si parla di hotellerie di lusso e di strutture di accoglienza ai vertici degli standard internazionali è naturale imbattersi in sfumature millimetriche di dettagli, servizi e attenzioni. Non tutti i marchi sono in grado di far emergere le proprie peculiarità perché non tutti possiedono un’identità di brand così chiara e solida. Alcuni player del settore hanno più presa su mercati internazionali che non su quelli europei, messaggi e valori più vicini ad altri Paesi e culture rispetto che alla nostra. Non è sempre scontato che un grande nome arrivi e spicchi il volo, anzi. In alcuni casi l’apertura di un primo outlet sul suolo italiano può arrivare in maniera più silenziosa – ma in ogni caso efficace – e impiegare più tempo per avere successo.
Un caso di studio particolarmente interessante in questo senso riguarda Six Senses. Nato nel 1995 per mano di Sonu ed Eva Shivdasani, questo marchio si è posto fin da subito come antesignano rispetto ai valori di sostenibilità, benessere e design. Parole che oggi sembrano parte di un vocabolario consunto e spogliato di un significato profondo ma che trentuno anni fa erano quasi pioneristiche. «Questo è il primo vero esempio di barefoot luxury» ci spiega Toan Ly, Executive Assistant Manager Commercial presso il Six Senses Crans-Montana «dove la scelta di basare un progetto di ospitalità sui pilastri di longevità, sostenibilità e relazione con il territorio è stata un atto di coraggio da parte di fondatori».








