La maxi-operazione antimafia “Abisso”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania ed eseguita dalla Guardia di Finanza tra il 12 e il 13 giugno, non è soltanto un nuovo colpo al traffico internazionale di droga. Per il giornalista d’inchiesta vittoriese Giuseppe Bascietto, rappresenta soprattutto una conferma: la Sicilia orientale è ormai una delle nuove porte d’ingresso della cocaina in Europa. Una tesi che Bascietto sostiene da mesi nei suoi articoli, nei suoi interventi pubblici e nel libro Sicilia Nostra, pubblicato a gennaio con Aliberti.

Secondo il giornalista ibleo, ciò che sta emergendo non è un episodio isolato, ma un processo criminale in pieno sviluppo. Le rotte del narcotraffico non guardano più soltanto ai grandi porti del Nord Europa: si spostano verso il Mediterraneo centrale, sfruttando approdi invisibili, trasbordi in mare, collegamenti con Malta, rapporti con la Calabria e la presenza di gruppi criminali siciliani pronti a inserirsi in un mercato miliardario. «Non è una suggestione», sottolinea Bascietto, «ma la lettura di un fenomeno che sta cambiando la geografia del potere mafioso».

L’operazione “Abisso” ha portato a quindici arresti e ventotto indagati tra Catania, Cosenza, Lecce, Prato, Reggio Calabria, Siracusa e Malta, dove è stato eseguito un mandato di arresto europeo. Le accuse riguardano traffico organizzato di droga, spaccio, minacce e detenzione di armi, con le aggravanti della transnazionalità e dell’agevolazione mafiosa. Secondo gli inquirenti, il gruppo sarebbe contiguo al clan catanese Cappello-Bonaccorsi, con ramificazioni anche nel Siracusano.