Il tribunale del riesame di Genova decide sulla scarcerazione di Mohammad Hannoun, Riyad Albustanji, Yaser Elasaly e Raed Dawoud, arrestati lo scorso 27 dicembre con l’accusa di finanziare Hamas attraverso una rete di associazioni di beneficenza.

Il collegio presieduto dalla giudice Marina Orsini è chiamato a pronunciarsi entro domani, dopo che la Cassazione aveva annullato con rinvio la precedente ordinanza che aveva confermato la detenzione in regime di alta sorveglianza per i quattro palestinesi. Il problema dell’indagine, secondo la suprema corte, era nell’utilizzo delle fonti utilizzate per acquisire il materiale indiziario: per lo più «battlefield evidence», elementi raccolti sul campo di battaglia (cioè nei territori palestinesi) dall’esercito israeliano. Materiale troppo «generico», oltre che impossibile da indagare. I fascicoli arrivati agli inquirenti, infatti, erano stati tutti confezionati a Tel Aviv: pagine e pagine di elenchi di presunte prove raccolte durante operazioni militari. La firma sotto i documenti era di tale «Avi», ovvero Avi Abramson, un funzionario dell’intelligence di Israele.

All’ultima udienza, i pm genovesi Luca Monteverde e Marco Zocco hanno comunque prodotto nuovi indizi: fotografie degli indagati insieme ad esponenti di Hamas in situazioni pubbliche e un documento dell’Associazione palestinesi in Italia (presieduta da Hannoun) in cui si parla del sostegno offerto a 21 bambini, orfani di 9 miliziani delle brigate Al Qassam uccisi dall’Idf nel 2021.