Il Parlamento europeo ha votato ieri (483 voti a favore, 103 contrari e 70 astensioni) la Relazione, con incluse valutazioni, sui progressi dell’Albania nel processo di adesione all’Ue. Non sono passate le proposte di emendamento che chiedevano di mettere nero su bianco la sospensione immediata del piano di sviluppo turistico nell’area naturale di Vjosa-Nartë, al centro delle proteste che da settimane infiammano il Paese.
Ma se la valutazione generale sui progressi del paese è positiva, nel testo finale adottato la questione della tutela ambientale delle aree protette emerge prepotentemente.
Al punto 46 della risoluzione l’Europarlamento «deplora profondamente il fatto che la normativa dell’Albania del 2015 in materia di investimenti strategici sia stata prorogata» e, più avanti, «chiede l’abrogazione delle modifiche apportate nel 2024 alla legge sulle aree protette, che consentono lo sviluppo di infrastrutture turistiche su larga scala».
Si tratta di una richiesta esplicita formulata con toni severi che potrebbe mettere in crisi il progetto di investimento di Kushner e soci ed è per questo stata accolta con grande favore dai manifestanti. Ma nella situazione scomoda in cui si trova il premier albanese Edi Rama, potrebbe persino trasformarsi per lui in una scialuppa di salvataggio. La linea del governo infatti si basa sulla tesi che il progetto verrà sì realizzato, ma nel rispetto delle norme ambientali. Più che un’indicazione concreta su come potrebbe avvenire, però, sembra un mantra ripetuto per guadagnare tempo, nella speranza che l’attenzione sul caso diminuisca.













