Per la prima volta, un ex presidente del governo spagnolo varca la soglia dell’Audiencia Nacional per dichiarare come imputato in un procedimento penale. Dopo 29 giorni dall’imputazione, ieri mattina il leader socialista si sedeva davanti al giudice per rispondere alle sue domande e a quelle delle cosiddette “accuse popolari”, una figura giuridica del diritto spagnolo che in sostanza consente a istituzioni, associazioni o privati di partecipare come parte accusatrice di un processo senza essere vittime diritte. In tutti i processi che si stanno aprendo contro persone legate ai socialisti o a Pedro Sánchez fra le accuse popolari ci sono associazioni di estrema destra o direttamente Vox o il Pp.
ZP, come veniva spesso indicato l’ex premier, è accusato sostanzialmente di due delitti. Il primo, traffico di influenze, per aver influito – secondo l’accusa – nella decisione del governo Sánchez di concedere un aiuto alla piccola compagnia aerea Plus Ultra. La seconda è di essere al centro di un trama che utilizzerebbe società offshore per farsi pagare in cambio di favori mascherati da consulenze. In entrambi i casi, mancano prove concrete: esiste qualche indizio (il legame personale con il proprietario della società di consulenza di Plus Ultra, qualche fattura molto consistente per consulenze non meglio specificate, pagamenti alla società delle figlie da parte dell’impresa del suo amico…) ma nessuno sembra essere la pistola fumante.








