La notizia ieri è caduta come una bomba a Madrid: è stato imputato l’ex presidente del governo spagnolo José Luís Rodríguez Zapatero. Deve presentarsi davanti all’Audiencia Nacional il 2 giugno. I reati di cui viene accusato dal giudice José Luís Calama sono quelli di traffico di influenze e altri reati connessi nell’ambito di un’inchiesta sul presunto riciclaggio di fondi opachi provenienti dal Venezuela, legati al salvataggio pubblico con 53 milioni di euro della compagnia aerea Plus Ultra poco dopo la pandemia.
Secondo il giudice, Zapatero sarebbe il capo di «una struttura stabile e gerarchica di traffico di influenze» il cui scopo «è ottenere vantaggi economici attraverso l’intermediazione e l’esercizio di influenza presso enti pubblici a favore di terzi, principalmente Plus Ultra».
Le prime reazioni – un misto di incredulità e corporativismo – sono arrivate dal partito socialista, il Psoe. Zapatero è oggi uno dei principali alleati di Pedro Sánchez e si è speso più di una volta pubblicamente in sua difesa, accompagnandolo anche in campagna elettorale. Per questo è da tempo nel mirino della destra. Non solo viene ricordato per i passi in avanti sul piano sociale dei suoi governi, ma è stato anche l’unico primo ministro – Sánchez incluso – che non abbia visto nessuno suoi ministri implicati in qualche scandalo di corruzione. E proprio lui sarà il primo ex presidente del governo a dover dichiarare come imputato. Lo sottolinea l’ex leader di Podemos – e amico personale – Pablo Iglesias: «Con quello che sappiamo oggi di Suárez, Felipe González, Aznar, Rajoy e Juan Carlos I, che sia proprio Zapatero il primo a essere imputato definisce molto bene la storia della giustizia spagnola e del nostro sistema politico», ha scritto su X.










