Non è un gran periodo per Matteo Salvini. Il leader della Lega si immagina al Viminale, anche per mettere a bada il suo stesso partito che lo avrebbe rimosso già da tempo dal ruolo di segretario, intanto però è ancora ministro dei Trasporti. E ieri i passeggeri ferroviari hanno vissuto l’ennesima giornata di disagi, tra ritardi di oltre 4 ore e soppressioni dei treni.

Anche in questo caso, non sono stati gli anarchici, ma un guasto della linea elettrica a bloccare le linee dell’alta velocità. Il tratto Milano-Bologna ha subito uno stop totale di circa sei ore che ha avuto pesanti ripercussioni sul traffico ferroviario complessivo. Due treni sono rimasti bloccati nella pianura padana con una temperatura esterna di 34 gradi e senza aria condizionata, rendendo necessario il soccorso per alcuni passeggeri. Non avendo sabotaggi credibili da additare, Salvini ha fatto sapere di essere «irritato» con i vertici di Trenitalia ai quali avrebbe chiesto una «relazione approfondita sull’accaduto». Anche se è già noto che per lavori tra le stazioni di Firenze, il mese prossimo ci saranno altri stop alla linea con effetti sui collegamenti nazionali.

Salvini «è ora che capisca che sono gli italiani ad essere irritati con un ministro che anziché fare il suo mestiere pensa solo a litigare con Meloni per sostituire Piantedosi, si occupa di tutto fuorché prendersi le sue responsabilità di fronte agli italiani che viaggiano ogni giorno con ore di ritardo e molti disagi», ha attaccato la segretaria del Pd Elly Schlein. E i pentastellati hanno rincarato la dose: «I sabotaggi non bastano a giustificare un triennio di tracollo del servizio ferroviario: preso dalla sbornia del ponte sullo Stretto di Messina, il ministro ha completamente lasciato che il livello del nostro trasporto ferroviario andasse alla deriva».