«Da italiano ci tengo a ricordare Sergio Marchionne, i suoi valori accompagnano ancora oggi Stellantis». Nonostante l’eloquio, le rassicurazioni sulla produzione in Italia e l’evidente cambio di passo nello stile della comunicazione rispetto al predecessore Carlos Tavares, la futura linea di Stellantis sta tutta nelle frasi d’esordio che il nuovo amministratore delegato Antonio Filosa ha pronunciato ieri in Parlamento. L’audizione alle commissioni congiunte Attività produttive della Camera e Industria del Senato era molto attesa, nella presentazione del piano industriale del gruppo a Detroit non era stato chiarito il ruolo delle fabbriche italiane, attraversate da una crisi fortissima e con gran parte della forza lavoro in cassa integrazione. Dubbi che neanche il responsabile pr l’Europa, Emanuele Cappellano, era riuscito a fugare durante l’incontro della scorsa settimana a Torino con i sindacati.
FILOSA ieri è stato più chiaro ma non risolutivo sulle questioni scottanti, a partire dal destino di Cassino. «Il sito non è in vendita, così come quello di Atessa», rassicura l’ad. I numeri sull’immatricolazione, contestati da Carlo Calenda, e quelli sulla cig che Filosa porta lo fanno essere ottimista. Il 2025 è stato un anno orribile, ammette, ma «nei primi cinque mesi del 2026 abbiamo registrato una crescita di quasi il 15% nelle vendite, un più 16% nella produzione e un meno 30% nel ricorso alla cassa integrazione», dati che per Filosa segnano «una ripartenza». L’obiettivo per l’Italia, accantonato a quello di produrre un milione di vetture all’anno come propagandato dal ministro delle Imprese Urso e poi smentito dalla stessa casa automobilistica, rimane in ogni caso molto vago: «L’Italia continuerà a essere tra i principali protagonisti dello sviluppo tecnologico del nostro gruppo».












