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Stefano Montefiori

Il presidente francese ha già ospitato nella reggia Putin e re Carlo. La scelta anche per «lusingare» l’omologo americano

DAL NOSTRO INVIATOEVIAN-LES-BAINS «Versailles non è placcato oro, è roba seria». In questo commento di Donald Trump, peraltro alle prese con un rinnovamento della Casa Bianca di gusto incerto, ci sono involontariamente tutti i 250 anni di indipendenza che separano il Vecchio e il Nuovo Mondo, e che sono stati festeggiati ieri sera nella cena offerta da Emmanuel Macron al presidente degli Stati Uniti. Il capo di Stato francese è stato molto criticato, in patria, per avere scelto la strada della lusinga, proprio nei giorni in cui Trump minacciava di mettere dazi del 100 per cento sul vino francese. Non era forse meglio continuare sulla via della fermezza inaugurata con il discorso di Davos, nel gennaio scorso, che aveva contribuito a fare accantonare le mire americane sulla Groenlandia? «Rivendico totalmente la mia scelta — ha detto Macron, rispondendo a una domanda poco prima di volare verso Versailles —. Se non avessi mantenuto con costanza le mie posizioni, potreste nutrire qualche dubbio sui rapporti di forza». «For sure!», ha aggiunto, «certamente», facendo il verso a sé stesso e a quel passaggio del discorso di Davos che in questi mesi in Francia è diventato un tormentone, ripreso mille volte nei social media e persino nelle occasioni pubbliche (settimane fa un ragazzo lo ha interrotto con un For sure! mentre Macron parlava in una scuola, «eh lo so, non potevi trattenerti, ci sta», ha risposto lui ridendo).