Alta tensione a poche ore dal vertice con cui i leader del campo progressista hanno rilanciato i lavori sul programma in vista delle politiche. A far discutere, ancora una volta, sono più gli assenti che i presenti. Nell’osteria di Campo dè Fiori, accanto a Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, mancava la componente moderata del centrosinistra: da Matteo Renzi a Riccardo Magi. I fari si accendono così su una galassia centrista ancora lontana dal fare sintesi.

«È la foto del campo stretto», il commento più soft che arriva dai riformisti Pd. Dove, tra i malumori, i più agguerriti puntano il dito: «quel vertice è un boomerang, un incidente che rischia di umiliare il riformismo centrista». Parole che riaccendono le frizioni interne ai dem, mentre si accendono i battibecchi tra chi c'era e chi no. Avs difende il perimetro della coalizione ritratto in foto e +Europa va all’attacco.

Dalle file M5S, intanto, c'è chi torna ad alzare il veto su Renzi ingaggiando la sfida muscolare con Iv. Nel mezzo dei fuochi incrociati, dal Nazareno arrivano segnali distensivi. Ieri, la segretaria avrebbe sentito personalmente sia Renzi che Magi: un modo per rassicurarli sul fatto che il vertice non deve essere affatto considerato come il tavolo di coalizione sul programma. «Quello si aprirà a settembre», è la linea tenuta dai vertici del Pd. Dove si consolida un ragionamento: la coalizione non finisce in quella foto, il perimetro è quello delle alleanze per le regionali, con dentro anche Iv. Insomma, la segretaria - che convoca una direzione per martedì - resta «testardamente unitaria».