Dai chip che alimentano l’intelligenza artificiale ai semiconduttori utilizzati nelle automobili, nelle infrastrutture energetiche e nei sistemi di difesa, la microelettronica è diventata una delle partite più strategiche per il futuro industriale dell’Europa. Dopo la crisi delle forniture emersa durante la pandemia e in un contesto segnato dalla competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina, Bruxelles ha varato l’European Chips Act, piano che ha messo in campo oltre 43 miliardi di euro tra risorse pubbliche e private per rafforzare la capacità produttiva europea e ridurre la dipendenza dai fornitori asiatici.

Oggi l’Unione Europea sta lavorando a una nuova fase della strategia, il cosiddetto Chips Act 2.0, che punta a sostenere ulteriormente investimenti, ricerca, startup deep-tech e poli regionali specializzati nella filiera dei semiconduttori. La posta in gioco è elevata. Secondo la World Semiconductor Trade Statistics, il mercato mondiale dei semiconduttori ha superato i 630 miliardi di dollari nel 2024 e dovrebbe avvicinarsi ai 975 miliardi entro la fine dell’anno in corso, sostenuto dalla crescente domanda di chip per l’intelligenza artificiale, i data center, l’automotive e l’elettronica avanzata. L’Europa rappresenta oggi meno del 10% della capacità produttiva globale e punta a rafforzare la propria autonomia tecnologica attraverso il Chips Act e le iniziative che ne stanno raccogliendo l’eredità.