L’Unione europea prova a costruire la propria autonomia strategica anche su chip e semiconduttori. Ieri la Commissione europea ha presentato il suo Chips Act 2.0, dopo il primo atto approvato nel 2023. «L’Ue produce meno del 10% dei semiconduttori globali ed è quasi interamente dipendente dagli Stati Uniti e dall’Asia per i chip più avanzati e all’avanguardia al di sotto dei 5 nanometri, inclusi i chip per l’Ai», si sottolinea nella proposta, che evidenzia come dal 2020 una serie di carenze di approvvigionamento e tentativi di coercizione economica nei confronti dell’Ue «hanno evidenziato la fragilità dell’ecosistema europeo dei semiconduttori». Un mercato che secondo Bruxelles dovrebbe superare a livello globale i 1.000 miliardi di dollari entro il 2026 e crescere fino a 1.600 miliardi di dollari entro il 2030.

Se nel 2023 l’Ue era intervenuta sul lato dell’offerta, cercando di stimolare la capacità produttiva tramite investimenti in ricerca e manifattura e misure per la sicurezza dell’approvvigionamento, il “sequel” si muove verso la creazione della domanda. Sono previsti infatti appalti pubblici e sfide industriali progettate apposta per generare domanda anticipata di chip europei, attraverso la valutazione dei fornitori anche in base alla resilienza della filiera (in particolare per servizi essenziali o infrastrutture critiche). Il regolamento prevede inoltre anche una valutazione del rischio cyber sui chip usati negli appalti pubblici di settori critici, che favorisca indirettamente chip europei considerati più affidabili. Un ulteriore intervento destinato a supportare il settore europeo dei semiconduttori viene da un altro provvedimento del pacchetto sulla sovranità tecnologica presentato ieri dalla Commissione europea, ovvero il Cloud and Ai Development Act: dall’obiettivo dichiarato di triplicare la capacità dei data center nei prossimi 5-7 anni, si afferma, ci si aspetta che generi «una domanda aggiuntiva di semiconduttori» in linea con l'obiettivo di Bruxelles. Anche su cloud e Ai l’esecutivo europeo prevede di introdurre un quadro normativo unico a livello dell’Ue per valutarne la sovranità e contribuire a proteggere le applicazioni critiche e i dati sensibili.