Di: SEIDISERA - Andrea Ostinelli - Camilla Camponovo/Spi L’Unione europea ha fatto mercoledì un passo importante per uscire dall’angolo della dipendenza tecnologica in cui l’hanno costretta Stati Uniti e Cina. Le mutate relazioni con gli USA sono state propellente per il pacchetto sulla “Sovranità Tecnologica” presentato a Bruxelles. “Questo non significa protezionismo, l’Europa rimane impegnata nell’apertura, nel partenariato e nella concorrenza leale”, ha tenuto a chiarire Henna Virkkunen, vicepresidente della Commissione europea per le questioni digitali. Ciò che vuole l’UE, ha proseguito la politica finlandese, “è rimanere in grado di fare le proprie scelte, evitando dipendenze rischiose. Poiché viviamo in un mondo in cui la geopolitica e la tecnologia avanzano di pari passo, dobbiamo garantire all’Europa un ruolo da leader”. Bruxelles deve recuperare il pesante ritardo nei confronti delle due grandi potenze mondiali, Stati Uniti e Cina, in tema di microchip, semiconduttori, data center, cloud. Anche se il cambio di paradigma è stato innescato dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Ed è in questo ambito che Dan Jørgensen, commissario europeo all’energia, si è detto ottimista: “L’Europa può condurre e farsi carico della corsa all’intelligenza artificiale in un modo proprio e responsabile. Se lo faremo in modo corretto potremo garantire la nostra sovranità tecnologica trasformando e non sovraccaricando il nostro sistema energetico”.La sfida sta nel trovare un modo sostenibile per alimentare i data center, i centri di calcolo estremamente energivori. Jørgensen parla di “inserirli in modo economico e razionale nel tessuto energetico, ad esempio, riutilizzando l’acqua calda che generano per riscaldare interi centri abitati”. Un altro aspetto critico riguarda lo stoccaggio di dati sensibili. “La Commissione europea - ricorda il commissario danese - propone di custodirli in cloud sovrani classificati in quattro livelli di sovranità. I dati più delicati dovranno obbligatoriamente essere custoditi all’interno dell’UE con i più alti livelli di sicurezza. Sarà quindi molto difficile che questi cloud appartengano a imprese americane”.L’esperta: “Il recupero è possibile, ma con delle scelte”“La vulnerabilità europea non deriva soltanto dall’importazione di tecnologie, ma soprattutto dal fatto che molte infrastrutture digitali essenziali sono o progettate o controllate o gestite al di fuori dell’UE”, afferma al microfono di SEIDISERA Claudia Schettini, ricercatrice dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) ed esperta di politiche digitali.L’Europa, spiega l’esperta, dipende dagli Stati Uniti in particolare per i servizi cloud, per i sistemi operativi, per le piattaforme digitali, per i software di impresa e anche, sempre più, per l’intelligenza artificiale. “Le principali infrastrutture digitali su cui si basano molte aziende e molte amministrazioni europee sono controllate dai cosiddetti ‘iper-killer’ americani come Amazon Web Services, Microsoft Azure e Google Cloud e gli stessi modelli di intelligenza artificiale più avanzati sono sviluppati prevalentemente negli Stati Uniti”. Dalla Cina, invece, “la dipendenza riguarda le catene di approvvigionamento industriali, le materie prime critiche, ma anche alcuni componenti essenziali per la transizione sia digitale che verde”.Diversi specialisti sostengono che l’Europa si sia mossa tardi in questa corsa ai chip e al cloud. L’opinione di Schettini è meno pessimista, ma con una precisazione: “Il recupero è possibile, ma non sarà mai simmetrico - afferma la ricercatrice dell’ISPI -. Dipenderà dalla capacità europea di decidere dove vuole competere, dove vuole essere leader globale e dove invece può accettare interdipendenze”. Nel concreto il divario più difficile da colmare è quello del cloud: “Perché il mercato è concentrato nelle mani degli iper-killer statunitensi. Qui il problema, oltre che tecnologico, è anche di scala, perché le infrastrutture, gli investimenti e anche l’effetto network rendono molto difficile per l’Europa costruire alternative pienamente competitive”.La partita, secondo Schettini, si può invece giocare nel campo dell’IA: “Il quadro è più aperto, perché se l’Europa è in ritardo sui modelli fondazionali (ndr, grandi modelli di IA addestrati su enormi quantità di dati) e sulle grandi piattaforme, è invece molto competitiva nella ricerca”.La dipendenza più pericolosa, conclude la ricercatrice, riguarda il cloud: “Perché rappresenta le fondamenta su cui poi si costruiscono gli algoritmi dell’intelligenza artificiale. Si parla di una gestione del potere perché chi controlla il cloud controlla anche l’accesso ai sistemi dell’IA che adesso non riguardano solo i dati, ma il modo in cui l’informazione e la conoscenza vengono integrate nella società”.
L’UE lancia il piano per la sovranità tecnologica - RSI
L'UE lancia il pacchetto Sovranità Tecnologica per ridurre la dipendenza da USA e Cina su chip, cloud e IA. Scopri la strategia europea per il futuro digitale.











