Negli ultimi anni, i semiconduttori si sono affermati come un pilastro fondamentale dell’economia mondiale, rappresentando la terza categoria di beni più scambiata al mondo dopo il petrolio e i veicoli. Non sorprende, quindi, che questi dispositivi, piccoli ma assolutamente indispensabili, siano oggi considerati una risorsa strategica per raggiungere l’obiettivo dichiarato dall’Unione europea di affermarsi nella corsa all’intelligenza artificiale (IA). I semiconduttori sono diventati, sotto molti aspetti, la “spina dorsale” della sicurezza economica, della competitività industriale e, più in generale, dell’agenda digitale europea.

Tuttavia, come sottolineato anche nel Rapporto Draghi, l’UE dipende ancora in modo strutturale dai fornitori esteri di microchip, nonostante l’adozione di una strategia ambiziosa e di piani d’investimento. Questo è dovuto in parte alla natura altamente frammentata di un ecosistema controllato dal settore privato e, in parte, all’incapacità delle politiche europee di allinearsi pienamente alle esigenze del mercato interno e ai mutamenti del contesto geopolitico. Di conseguenza, l’Unione risulta vulnerabile alle pressioni esterne, inclusa la potenziale “strumentalizzazione” delle dipendenze lungo tutta la catena di produzione.