Siamo di fronte a una rivoluzione tecnologica senza precedenti. «Come nelle grandi trasformazioni storiche, come in passato per esempio nella Rivoluzione Industriale, nell’introduzione dell’automobile, delle ferrovie o di internet, gli investimenti in infrastrutture rappresentano una quota rilevante del Pil e pongono le basi per una crescita economica duratura», dice Mario Montagnani, Senior Portfolio Manager and Investment Strategist, Vontobel. Cosa sta succedendo? «Ci troviamo ancora nella fase intensiva di build-out infrastrutturale, avviata 3-4 anni fa. L’adozione della tecnologia procede in modo graduale: oggi siamo nella fase di diffusione di copiloti, workflow dati, agenti e assistenti per consumatori e imprese, oltre agli LLMs (Large Language Models). Tuttavia, nei prossimi 5-10 anni ci attendono sviluppi ancora più profondi, tra cui robotizzazione e breakthrough scientifici». Perché i data center sono centrali? «I data center costituiscono il cuore di questa trasformazione. A livello globale dobbiamo pensare che operano già oltre 11.000-12.000 facility in questo senso. Tra i progetti più conosciuti troviamo per esempio il progetto Stargate (legato a OpenAI, Oracle, SoftBank e altri), che prevede un impegno fino a 500 miliardi di dollari per un’infrastruttura AI su larga scala negli Usa, con il flagship site di Abilene in Texas (già parzialmente operativo per 50 miliardi di dollari) e molteplici altri campus in sviluppo. Le stime di Capex, vale a dire la quota di investimenti per il futuro, dei principali hyperscalers americani (Microsoft, Amazon, Google, Meta e Oracle) restano da capogiro: si avvicinano o superano i 700 miliardi di dollari nel 2026 (e pure nel 2027), con un forte incremento rispetto all’anno precedente. Questa spesa rappresenta circa l’1-1,5% del Pil Usa e contribuisce in modo significativo alla crescita economica complessiva, senza contare l’indotto». Chi ci guadagna? «Principali beneficiari a livello regionale restano gli Stati Uniti. Questi beneficiano maggiormente in questa fase, come evidenziano chiaramente i mercati azionari. A livello di forniture specializzate, però, il boom ha un impatto globale. L’Europa partecipa indirettamente attraverso società industriali fornitrici di cablaggio elettrico, valvole e sistemi di raffreddamento mission-critical, impianti di generazione elettrica e macchinari per costruzioni (scavatori, ruspe), che registrano una forte domanda secondaria. A livello mondiale emergono però cluster regionali distinti: Corea del Sud e Taiwan dominano nella fornitura di Gpu e semiconduttori (Nvidia, Tsmc, Samsung, SK Hynix per citarne qualcuno). Queste dinamiche si riflettono negli utili per azione: Usa, Taiwan e Corea procedono a vele spiegate, mentre Europa, Giappone e Cina sono più indietro in questa fase iniziale della catena del valore». Quali sono i rischi? «Questa corsa agli investimenti porta rischi rilevanti, soprattutto legati alla monetizzazione dell’AI. Gli enormi Capex precedono i ricavi: un ritardo nell’adozione enterprise, nella creazione di applicazioni software o nel raggiungimento di ritorno in investimento adeguati potrebbe creare un mismatch temporale, con possibile sovracapacità e svalutazione degli asset. Ma ci sono altri rischi concreti, come per esempio vincoli energetici, tra i principali colli di bottiglia. Infatti, la domanda esplosiva di potenza rischia ritardi su grid fornitura elettrica, permessi e approvvigionamento. Non dimentichiamo che i data center AI consumano quanto decine o centinaia di migliaia di abitazioni ciascuno e forse varrebbe la pena riflettere su ogni qualvolta domandiamo qualcosa al nostro assistente AI personale. Altro rischio è legato all’aumento dei costi di costruzione e supply chain (chip, materiali, cooling avanzato). Infine, uno dei rischi altrettanto importanti è legato al debito elevato per finanziare gli investimenti e alla potenziale correzione di mercato in caso di delusione sulle aspettative di crescita AI. Pensiamo che alcune delle società sopramenzionate stanno già ricorrendo ad aumenti di capitale o emissione debito per finanziare questi investimenti colossali». Come orientarsi? «Per per gli investitori, si tratta di una scommessa ad alto potenziale ma con potenziale volatilità significativa legata a questo ciclo di investimento in infrastruttura e alla sua monetizzazione. I player con execution solida, bilanci robusti e posizionamento strategico nella catena del valore (soprattutto Usa e Asia tech) restano i favoriti, ma la tempistica della monetizzazione reale sarà decisiva nei prossimi anni».
“Così gli investimenti in infrastrutture pongono le basi per una crescita duratura”
Montagnani (Vontobel): “I data center costituiscono il cuore di questa trasformazione. Ma civanno considerati alcuni rischi concreti, come i vincoli energetici…









