Pubblicato il: 17/06/2026 – 15:59

BADOLATO «Sono orgoglioso di essere badolatese e vostro concittadino, sono orgoglioso di essere italiano». In queste parole c’è il senso profondo di una storia iniziata lontano, in Pakistan, 14 anni fa e attraversata dalla fatica e dalla speranza. Ma quella di Muneeb Shahzad, 38 anni, è anche una storia in inclusione sociale e integrazione che oggi si è conclusa con il riconoscimento formale della cittadinanza italiana. Un momento importante non solo per Muneeb, ma per l’intera comunità di Badolato, il borgo calabrese che assieme a Riace rappresenta il simbolo dell’accoglienza sin dal 1997 quando, con lo sbarco della nave Ararat, arrivarono sulle coste calabresi oltre 800 migranti.

I sacrifici di Muneeb

La cittadina in provincia di Catanzaro, infatti, ha accolto Muneeb quando, dal 2014 al 2018, è stato ospite del progetto Sprar/Sai. Completato il percorso scolastico e conseguita la patente B si è formato professionalmente e oggi lavora stabilmente, da quattro anni, in una nota pizzeria di Soverato dove è riuscito a conquistare fiducia, stima e autonomia. Sacrifici che servono a mantenere la sua famiglia rimasta in Pakistan, dove il padre era sindaco della città Gujrat. Quella di Muneeb, scrive l’Ansa, non è stata una strada in discesa. Alla richiesta di protezione internazionale presentata nel 2014 è seguito il rigetto della Commissione territoriale di Crotone. Ma la trafila burocratica e i ricorsi respinti dal Tribunale e dalla Corte d’Appello di Catanzaro non lo hanno mai scoraggiato. Nel 2017 è un operatore legale del progetto Sprar, Antonino Laganà, a chiedere all’allora sindaco Gerardo Mannello di scrivere una lettera affinché la Commissione possa riascoltare Muneeb e rivalutare la sua posizione.