L’idea di accantonare gli indirizzi IP dalle comunicazioni Internet può sembrare, a prima vista, qualcosa di folle o fantascientifico. Da oltre 40 anni (la pubblicazione di IPv4 risale al 1981; a 50 anni fa i primi lavori di progettazione) l’intera architettura della rete si basa infatti su un principio apparentemente immutabile: per raggiungere un dispositivo bisogna conoscerne l’indirizzo IP. Router, firewall, DNS, servizi cloud e applicazioni distribuite utilizzano e gestiscono uno o più indirizzi IP: immaginare un mondo in cui computer, smartphone e server siano raggiungibili senza conoscere il loro indirizzo di rete può apparire quasi un paradosso tecnico.

Eppure Iroh, progetto open source sviluppato da n0, una giovane società fondata da sviluppatori con una lunga esperienza nelle tecnologie peer-to-peer e nei sistemi distribuiti, prova a ridurre la centralità degli indirizzi IP. Al di là del “marketing“, non è una vera e propria sostituzione, come vedremo più avanti.

Alla guida dell’azienda c’è Paul Frazee, figura nota nell’ambito delle tecnologie decentralizzate per il suo lavoro su progetti come Beaker Browser e Hypercore. L’obiettivo dichiarato del team è affrontare uno dei problemi più complessi delle reti moderne: permettere ai dispositivi di comunicare tra loro senza costringere sviluppatori e amministratori a gestire continuamente indirizzi IP, porte, NAT e configurazioni di rete.