In queste ultime settimane alcuni atti emanati dal direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Cosenza, nonché commissario dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, stanno cambiando i connotati al servizio sanitario erogato sul territorio, quello pubblico. Il tutto – parrebbe – sotto le spoglie di un principio di fusione tra le due aziende. E con ovvio discapito, come vedremo, della provincia a vantaggio del capoluogo. I fatti sono due. Partiamo da quello meno impattante, solo in apparenza. Vitaliano De Salazar è direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza e, dal gennaio 2026, ricopre ad interim anche la carica di commissario straordinario dell’Asp, la più grande azienda sanitaria della Calabria. Com’è noto lo ha nominato Roberto Occhiuto, presidente della Regione e già commissario ad acta alla sanità, con un atto che dichiara l’obiettivo: garantire alle due aziende un “indirizzo unitario e coerente”. De Salazar, insediandosi, è stato ancora più esplicito, definendo la direzione unica fra ospedale e territorio un’opportunità che “anticipa una riforma allo studio del Parlamento”.Non è solo una formula. Nell’organigramma dell’Asp figurano già dipartimenti interaziendali condivisi con l’ospedale, dall’emergenza al materno-infantile. L’integrazione, insomma, è in corso. La prima domanda, allora, è legittima: con queste premesse, siamo davvero certi che Occhiuto non stia accompagnando Asp e Azienda Ospedaliera verso la fusione? Due atti recenti — un regolamento e un protocollo — si leggono benissimo come tappe di quel percorso.