Fu il Richelieu di Papa Giovanni Paolo II. Organizzò il primo Family Day a Roma nel 2007 contro le unioni di fatto per superare la frattura fra il cristianesimo, la cultura e la politicadi Andrea Morigimercoledì 17 giugno 20263' di letturaÈ morto ieri il cardinale Camillo Ruini. Il suo merito principale, Dopo annidi divisioni, e dopo aver lasciato dopo sedici anni la guida della Conferenza episcopale italiana, fu di riuscire a sanare le cicatrici del laicato cattolico riunendolo al Family Day del 12 maggio 2007, in difesa dei princìpi non negoziabili e contro le unioni di fatto.Glielo aveva già autorevolmente riconosciuto qualche mese prima Benedetto XVI, lodandolo per aver «contribuito validamente a far sì che le diverse Chiese particolari, come pure le associazioni, i movimenti e le comunità ecclesiali, potessero procedere unite sotto la guida del Papa.Originario di Sassuolo, nel Modenese, dov’era nato 95 anni fa, il porporato vanta da qualche tempo una voce dell’Enciclopedia Treccani, che tratta della sua visione e prassi politica. Il che indica quale sia la rilevanza a cui ha saputo riportare la Chiesa cattolica, dopo la triste stagione della “scelta religiosa” operata dall’Azione Cattolica nel suo trasbordo ideologico verso la sinistra.Dalla rivoluzione copernicana di Giovanni Paolo II, che nel suo discorso a Loreto al Convegno ecclesiale nazionale dell’11 aprile 1985 aveva invitato i cattolici a operare affinché la fede cristiana «in una società pluralistica e parzialmente scristianizzata... recuperi un ruolo guida e un’efficacia trainante nel cammino verso il futuro», facendo sì che si superasse «quella frattura tra Vangelo e cultura che è, anche per l’Italia, il dramma della nostra epoca», Ruini era divenuto il principale artefice di quella strategia, tanto da esserne considerato il Richelieu.Raffinato teologo e assertore di un costante dialogo tra fede e ragione proprio nel solco del pensiero di Ratzinger di cui fu ammiratore anche se, dopo la rinuncia di Benedetto XVI, disse che «il governo è stato il suo punto debole» e che «sbagliò a dimettersi». Poco in sintonia con Papa Francesco (gli ha rimproverato di aver «trascurato la tradizione»), guardava invece con interesse Papa Leone XIV che a suo dire «ha riportato subito, con la sua elezione, pace e serenità nella Chiesa».
Monsignor Ruini, il cardinale che ricucì gli strappi nella Chiesa | Libero Quotidiano.it
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