Il muro di Berlino si alza proprio sul traguardo, ma Piazza Affari e i mercati scommettono sulle mosse future di UniCredit. Difficilmente ci sarà il rilancio: a Gae Aulenti ritengono congrua l'Offerta chiusa ieri, perchè incorpora un premio di quasi il 3,78% e secondo le norme tedesche, gli investitori avranno tempo dal 20 fino al 3 luglio per consegnare i titoli, alzando la soglia della partecipazione. Nel giorno della scadenza ufficiale dell'Offerta pubblica di scambio (Ops) ostile su Commerzbank, il governo tedesco - azionista al 12% dell'istituto di Francoforte attraverso l'Agenzia federale delle finanze - ha respinto formalmente l'offerta del gruppo guidato da Andrea Orcel, definendo l'approccio italiano «aggressivo» e annunciando che non consegnerà le proprie quote.Due giorni fa Unicredit ha fatto sapere di essere già nella condizione di convocare l'assemblea per eleggere il nuovo consiglio di sorveglianza che nominerebbe il consiglio di gestione: da fonti attendibili si apprende che, avendo circa il 75% dei presenti in assemblea, non ci sarà rilancio, peraltro non consentito nella fase supplementare.

In Germania non c'è mai stato un rilancio dopo la chiusura di un'Offerta e comunque, ove Unicredit ritoccasse, dovrebbe integrarei il prezzo a chi ha consegnato i titoli nella prima fase.La frenata politica di ieri tuttavia non spegne la corsa di UniCredit: nell'ultimo giorno della prima fase dell'Offerta, le adesioni sono salite ulteriormente al 12,41% del capitale (rispetto all'11,91% del giorno prima), portando la quota complessiva di azioni fisiche e adesioni al 39,18% (e al 42,4% se si include il derivato con regolamento fisico), ben oltre la soglia del 30% che la banca di Piazza Affari si era prefissata come obiettivo minimo.L'esposizione potenziale complessiva di UniCredit, contando anche i derivati cash settled, si attesta così al 55,59% del capitale, pari al 58% dei diritti di voto. Un tesoretto di consensi che ha spinto il titolo UniCredit a Piazza Affari, dove ha messo a segno una delle migliori prestazioni del Ftse Mib guadagnando il 3,71% a 77,34 euro.A dare fiducia agli investitori è anche il ribaltamento dei valori finanziari: grazie alla performance odierna, l'Ops è passata a premio rispetto ai corsi di Borsa dopo essere stata a sconto per l'intero periodo di offerta. La valutazione implicita delle azioni Commerzbank si attesta infatti a circa 37,5 euro, a fronte dei 36,74 euro (+1,46%) a cui il titolo viaggia a Francoforte, garantendo un premio del 2,1%.La partita, insomma, resta apertissima nonostante la netta chiusura della Germania. Secondo la Finanzagentur tedesca, l'offerta non presenta «un premio sufficiente» rispetto alle attuali quotazioni. Ma le ragioni di Berlino vanno ben oltre i decimali: lo Stato federale, entrato nel capitale durante la crisi finanziaria del 2008, intende difendere a ogni costo l'indipendenza di Commerzbank, considerata un «pilastro essenziale della piazza finanziaria di Francoforte» e un motore strategico per il finanziamento del Mittelstand, il tessuto di piccole e medie imprese esportatrici della prima economia europea. Sotto accusa c'è anche il piano industriale di UniCredit, che punta a ridurre la rete internazionale della banca tedesca - giudicata troppo complessa e inefficiente - per rifocalizzarne le attività sul territorio nazionale.Periodo addizionale Il no della politica tedesca non ferma comunque l'iter tecnico dell'operazione. Sebbene il primo sipario cali formalmente a mezzanotte, la normativa tedesca prevede i "tempi supplementari". Venerdì verranno comunicati i dati definitivi della prima fase, comprensivi delle consegne dell'ultimo minuto, ma dal 20 giugno (fino al 3 luglio) si aprirà il periodo addizionale di due settimane, durante il quale i soci che finora hanno tentennato potranno cambiare idea e consegnare i propri titoli. I dati definitivi dell'operazione che punta a creare un nuovo gigante bancario europeo saranno pubblicati l'8 luglio, ma la sensazione è che il braccio di ferro tra Milano e Berlino sia solo all'inizio, anche perchè Orcel intende tirare dritto - avendo il 75% dell'assemblea - e mettere la Germania difronte al fatto compiuto.