L’immagine della riconquista per ora può solo evocare quel che sarà, mischia le sensazioni discordanti della vigilia. A 22 anni dall’ultima volta, lo stadio di Marassi si prepara a tornare a ospitare un grande concerto e si presenta così: ferro e prato, il colpo d’occhio delle tribune vuote e il sudore di chi ancora fino a ieri ha montato, provato, allestito 50 metri di palco e un intero villaggio da grande evento intorno.
Dall’ultimo concerto di Vasco Rossi al Ferraris del 2004 alla serata di domani con protagonista Olly, il figliol prodigo che con l’esordio nello stadio della sua città celebra una nuova tappa di carriera, è passata un’infinità. Da quello di Bruce Springsteen, arrivato E Street Band al seguito nel 1999, 27 anni. A guardare le foto d’archivio di allora, nelle inquadrature altri artisti, altri volti, altri mondi, sembrano ancora di più. A colpire e insieme spiegare del perché un concerto pop può raccontare molto di più: di una città e non solo quella.
La lunga settimana del ritorno a casa di Federico Olivieri in arte Olly, le tre serate (giovedì 18, sabato 20 e domenica 21) che varranno il ritorno della musica nello stadio che ha visto quasi solo calcio e rugby per due decenni, non è del resto l’unico segno delle cose che cambiano. Solo nell’arco di questa ultima primavera genovese, del valore non solo ideale di riportare arti di qualsiasi forma nei luoghi della città hanno fatto riflettere gli eventi più vari.








