di
Mario Platero
Il nuovo presidente della Federal Reserve Warsh riunisce il comitato monetario della banca centrale americana: il costo del denaro resterà fermo. L’attesa per la prima conferenza stampa
Donald Trump sarà deluso mercoledì pomeriggio alle 14 ora americana (20 italiane) quando la Fed annuncerà l’esito delle prime riunioni del Comitato Monetario (Federal Open Market Committee) guidate dal suo uomo, Kevin Warsh, da lui imposto per una successione più attivista a Jerome Powell. Il risultato atteso? Nessuna riduzione di tassi come chiedeva, voleva e prometteva al pubblico la Casa Bianca. Warsh asseconderà la maggioranza del suo consiglio, nel quale siede ancora Powell, e lascerà i tassi sui fondi federali invariati sulla banda oscillazione tra il 3,5 e il 3,75%, su cui l’aveva portata il precedente presidente con l’ultimo taglio, quello del dicembre del 2025.
Il rischio inflazioneIn superficie la spiegazione è semplice, la guerra in Iran ha prodotto forti aumenti del costo del carburante per affari e consumatori. Questo si è tradotto appena pochi giorni fa in un aumento del 4,2% dell’indice dei prezzi al consumo, il più elevato dal 2023. Inoltre il tasso “core” “centrale”, cioè depurato dei prezzi energetici è a sua volta aumentato del 2,9% di nuovo ben lontano da quella soglia del 2% che finora ha sempre costituito il riferimento come tasso ideale sul quale puntare. Il problema inflazione è dunque ancora presente fra noi. Per questo non c’è operatore di mercato che non abbia scontato questo esito e dunque, se Warsh dovesse cogliere tutti di sorpresa mantenendo la promessa che aveva fatto a Trump, pagherà con una inaccettabile caduta di credibilità.













