di
Adriana Logroscino
Il giornalista ferrarese racconta la sua esperienza in un libro. Dopo anni di paura di morire, guarisce col doppio trapianto. La cardiopatia trovata a 12 anni, la passione per la montagna
Conosce bene la «voglia di uscire e provare che cosa ti manca per correre al prato», quella voglia che sei costretto a tenerti quando devi chiederti come «diavolo fanno» gli altri «a riprendere fiato», cantata da Fabrizio De André nella sua «Un malato di cuore». Alessandro Carlini, giornalista ferrarese e autore di biografie e noir storici, 50 anni, l’ha vissuta sulla sua pelle. Per decenni. Prima come rimpianto, poi come speranza. Infine, dopo il doppio trapianto di cuore e rene all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, come redenzione. La storia inizia quando, a 12 anni, Carlini scopre di soffrire di una grave patologia cardiaca. E la rinascita si compie quando ne ha 45, dopo un raro doppio trapianto simultaneo. Superata la convalescenza, Carlini si dedica a quel cammino sognato per oltre trent’anni: affrontare la sfida che gli era preclusa, di salire, partendo dai 120 metri dei colli di Bologna, e raggiungere i 3.500, sul ghiacciaio del Plateau Rosa, al confine tra Italia e Svizzera. Un’esperienza esistenziale che racconta in un libro: I battiti della montagna (Cai Edizioni, l’editore del Club Alpino Italiano). «È un libro che ho iniziato a pensare e scrivere già nei lunghi ricoveri in ospedale: un modo per allontanarsi dall’incubo quotidiano, una fuga in avanti», spiega.








