È possibile che mangiare uova protegga il cervello. Era emerso già nei laboratori di ricerca e ora un lavoro ampio, appena pubblicato su The Journal of Nutrition, prova a quantificare i benefici: consumarne da due a quattro alla settimana ridurrebbe del 20 per cento il rischio di sviluppare l’Alzheimer. Di certo, c’è che le uova sono un tesoro di nutrienti e una delle fonti proteiche più salutari, economiche, versatili e sostenibili. In Italia si continua a essere diffidenti, pensando all’ipercolesterolemia.

Il dubbio è legittimo, perché il tuorlo contiene 200-210 milligrammi di colesterolo, tre volte più di una salsiccia. Solo che il colesterolo assimilato attraverso gli alimenti concorre per una quota di circa un quinto ai livelli totali nel sangue, mentre i quattro quinti sono prodotti dal corpo stesso. Ed è proprio questa fabbricazione endogena che viene accresciuta da una dieta debordante di grassi saturi e trans, quindi a base di carne rossa, formaggi grassi e stagionati, salumi, burro, patatine fritte e alimenti ultra-processati. Un uovo, invece, ha appena 1,6 grammi di grassi saturi (contro i 5-8 di un etto di costata).

Colesterolo? Uova assolte

Ad aver liquidato ogni divieto sul colesterolo alimentare sono le nuove raccomandazioni della Società italiana di nutrizione umana (Sinu). Prima l’apporto giornaliero massimo consigliato era di 300 milligrammi, ma nelle linee guida del 2025 non più. Come si legge, è stato eliminato quel limite «alla luce degli studi e delle relative meta-analisi che hanno evidenziato la scarsa importanza relativa dell’assunzione di colesterolo rispetto a quella dei grassi saturi». Ormai è chiaro che non c’è relazione tra un consumo normale di tuorli e innalzamento del colesterolo Ldl, cioè delle lipoproteine a bassa densità che causano l’accumulo di placche nelle arterie. Le uova sono state riabilitate e, tra i loro vantaggi, ci sono quelli per il cervello. Non che esista una prova diretta di causa-effetto nella ricerca recente.