La ricetta
di Toure
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La mostra allestita nella Fondazione Rovati fino al 19 luglio Il progetto espositivo è di Fondazione Imago Mundi
Contrasto più stridente non potrebbe esserci tra l’habitat di un campo rifugiati (o "città delle spine", definizione del più grande del pianeta, il complesso di Dadaab in Kenya, con tende, baracche di alluminio e di paglia, in un deserto dove crescono solo cespugli spinosi) e l’ecosistema dell’elegante quartiere Porta Venezia a Milano. Ma proprio in corso Venezia 52, la Fondazione Rovati, insediata in uno storico palazzo, ospita dentro l’intima Orangerie (Padiglione d’arte) del proprio giardino, una mostra così presentata da Giovanna Forlanelli, presidente e filantropa: "Piccola, gratuita, intensa". Significativa: "Out of Place. Arte e storie dai campi profughi nel mondo", da oggi al 19 luglio, nella ricorrenza della Giornata Mondiale del Rifugiato, 20 giugno, istituita dalle Nazioni Unite, e del 75° anniversario della Convenzione di Ginevra sullo Statuto di Rifugiato. Tutte in formato cm 10x12, sono esposte le tele in cui 264 artisti - esuli, migranti, rifugiati e apolidi, sradicati dalle proprie terre a causa del fondato timore di persecuzione per motivi di razza, religione, nazionalità - sono costretti ‘fuori luogo’, a fare i conti con il nuovo paesaggio del campo. E ne offrono testimonianza in 284 opere (ciascuna con titolo), facendosi identificare come autori. Così da uscire dall’enorme indistinta massa che condivide la stessa tragedia: lontane dalle proprie case, ci sono 117 milioni di persone, di cui il 19% (8,7 milioni) vivono all’interno di campi rifugiati. Per tutti, il nome dell’autrice di ‘Tenda’, manifesto della mostra: Melina Alkeihel, nata e cresciuta nomade nel Sahara, costretta dalla guerra nel 1975 ad arrivare in Algeria, dove per prima cosa ha costruito tende usando abiti femminili. Finché nuovi materiali sono stati distribuiti dall’UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Che offre il patrocinio all’esposizione milanese. Che è parte della straordinaria Imago Mundi Collection, oltre 26.000 opere nell’esclusivo piccolo formato, riunite nel tempo a partire da un’idea dell’illuminato imprenditore Luciano Benetton, per dare spazio all’arte e alla creatività anche nei contesti più fragili e complessi. Insomma, sguardi e narrazioni da scoprire, e approfondire nel documentatissimo catalogo Out of Place (antiga edizioni) in vendita nel bookshop del Museo, insieme a borse e pochette prodotte da donne ugandesi. A.M.













