L’esterno dell’ex hotel Cristallo, in largo Galilei, nel centro storico di Santa Croce. La struttura è chiusa da oltre vent’anni e dichiarata inagibile dal 2020SANTA CROCEUndici anni dopo l’ex Hotel Cristallo torna d’attualità per un progetto di ospitalità di migranti. La struttura si trova in largo Galilei, nel pieno centro cittadino, e già nel 2015 fu al centro di una dura protesta perché una cooperativa di Roma aveva risposto a un appello della prefettura per accogliervi un’ottantina di persone. Ora, più o meno, la storia si ripete. La proprietà sarebbe in trattativa per la vendita dell’immobile a una società di Lucca che lo destinerebbe a Cas, Centro di accoglienza straordinaria – gestito da cooperative o associazioni su mandato della Prefettura – di richiedenti asilo. "Lo apprendo dalla stampa – le parole del sindaco di Santa Croce Roberto Giannoni – e sono profondamente contrario. La struttura, peraltro, è stata dichiarata inagibile nel 2020. L’impiego dell’ex Cristallo come centro di accoglienza mi trovava profondamente contrario già nel 2015 e mi trova a maggior ragione contrario oggi, visto che stiamo lavorando per il rilancio del centro storico. Non si comprende perché sia la proprietà che la società interessata, vogliano intervenire con speculazioni sulla pelle dei santacrocesi, senza il rispetto delle normative vigenti e le norme edilizie di questo comune. L’ex hotel Cristallo non potrà mai rispettare le prescrizioni degli uffici competenti per lo sviluppo di un Cas. Una situazione fuori da ogni logica".Interviene anche l’ex sindaca Giulia Deidda che nel 2015 si trovò ad affrontare "il confronto acceso nel paese". "In quell’occasione, da sindaca, la mia posizione fu chiara – scrive Deidda – non una contrarietà al principio dell’accoglienza, ma una forte perplessità rispetto al modello proposto, basato sulla concentrazione di un numero elevato di persone in un’unica struttura, nel centro urbano, senza un reale percorso di condivisione con le istituzioni locali. A distanza di anni, con governi nazionali e assetti locali diversi, sembra che certe dinamiche si ripresentino identiche, come se il tempo non avesse insegnato abbastanza. Perché la verità, al netto della propaganda, è che queste situazioni non appartengono mai davvero a un singolo sindaco o a una singola parte politica. Sono il risultato di scelte più ampie che ricadono sui territori, indipendentemente da chi li governa. E mi chiedo se chi nel 2015 scese in piazza contro quella decisione oggi senta la stessa urgenza di mobilitarsi quando le scelte sono simili, ma con attori politici diversi".gabriele nuti