La foto pubblicata sui profili di (da sinistra, in senso orario): Nicola Fratoianni (Sinistra Italiana), Giuseppe Conte (M5s), Elly Schlein (Pd) e Angelo Bonelli (Verdi)Roma – Dopo la visita a un’azienda – tappa intermedia di un lungo viaggio intrapreso nell’Italia produttiva – Andrea Orlando sale in auto, direzione La Spezia. Il tragitto è lungo, c’è il tempo per fare il punto sulla scacchiera politica italiana e sul futuro del suo partito, il Pd, per cui è stato ministro, deputato e oggi consigliere regionale nella sua Liguria.
Orlando, per prima cosa l’attualità: Vannacci cresce nei sondaggi. Un vantaggio elettorale per la sinistra o un rischio per la tenuta democratica del Paese?
“Io vedo soprattutto l’aspetto del rischio, perché porterà a una polarizzazione e a una delle campagne elettorali più brutte del dopoguerra. Il centrodestra gestirà l’inclusione di Vannacci in coalizione esternalizzando le posizioni liberali a Calenda, la legge elettorale che si sta discutendo è scritta per questo.”
Il Pd ha dimostrato di avere una base che ancora lo sostiene, anche attraverso il 2x1000. Ma come si tutela questo legame?
“Indubbiamente sul fronte del finanziamento al partito è stato fatto un buon lavoro, che è anche il segno di potenzialità. Soprattutto in una fase così difficile per la democrazia come quella attuale, è fondamentale ripensare i partiti come strumenti di partecipazione e dare loro un’organizzazione conseguente. La raccolta di risorse è un segnale incoraggiante che ci deve spingere ancora di più in questa direzione”.













