«Questa vicenda ha a che vedere con la finanziarizzazione della casa, che avviene oramai ovunque, nei grandi centri come in provincia». Luigi Calesso, consigliere comunale di opposizione di Coalizione Civica a Treviso, risponde mentre si trova fuori dai palazzi di via Pisa, zona nord della città non troppo distante dal centro. Qui ieri mattina le forze dell’ordine hanno eseguito lo sfratto di cinque famiglie, alcune delle quali con bambini, che abitavano in tre stabili adesso in mano a una società schermata.

ALL’ARRIVO degli agenti in assetto antisommossa sono partite le cariche verso gli attivisti del centro sociale Django e dell’associazione Caminantes, che difendevano i residenti. Due persone sono state ferite: una è stata colpita alla testa ed è finita al pronto soccorso, un’altra alla spalla. L’ultima famiglia ha abbandonato l’appartamento solo molte ore dopo, nel tardo pomeriggio, quando davanti ai palazzi era iniziata l’assemblea convocata dagli spazi sociali. Per risalire alla «finanziarizzazione» occorre un passo indietro.

Gli immobili, un tempo proprietà della cassa notarile, fino al 2023 erano stati in mano a una società chiamata Tre.Vi., cessata nel 2022 dopo alcuni anni di sequestro degli immobili per sospetta infiltrazione dei clan, poi revocato. I 51 appartamenti erano stati allora pignorati e messi all’asta: ad acquistarli è stata un’altra società, la Dora Re 1, che ha pagato 1,8 milioni per tutto il complesso, all’incirca 35mila euro per appartamento, tre camere ciascuno. Da lì è iniziato il contenzioso.