di Maurizio Stefaninimartedì 16 giugno 20264' di letturaFondatore e direttore della rivista Domino e direttore della Scuola ad essa collegata dopo essere stato vicedirettore della Scuola di Limes, Dario Fabbri è uno degli analisti di geopolitica più noti al grande pubblico italiano, anche per il suo spazio nel programma di Alberto Angela Noos.Come valuta l’accordo annunciato tra Stati Uniti e Iran?
«È un compromesso tra le parti, in cui le vere questioni come il nucleare e le sanzioni sono tutte rimandati. Vedremo che succederà più in avanti ma è chiaro che così, con la riapertura di Hormuz, la fine del blocco navale da parte statunitense e lo scongelamento dei fondi iraniani, la vittoria dello stesso Iran è evidente».Il prezzo del petrolio, comunque, sta calando.
«Conviene a entrambi che ci sia il transito nello Stretto, e dovrebbero essere sbloccati dopo molte settimane i porti iraniani. Usiamo però il condizionale, perché si potrebbero inserire agenti interni ed esterni. Sappiamo che una parte all’interno dell'Iran, soprattutto di Pasdaran, ha davvero subodorato la vittoria, e potrebbero dunque voler andare oltre, anche in modo velleitario. Ma sappiamo che anche Israele sa inserirsi in queste dinamiche, e perciò va sottolineato che questa guerra l'hanno cominciata in due, gli Stati Uniti e Israele, ma uno dei due non ha firmato niente. Quindi, in linea teorica, Israele sarebbe libero di muoversi come vuole. E poi sappiamo che adesso Trump e i suoi sono furiosi con Netanyahu».Anche Hezbollah va per conto suo, alle spalle del governo libanese.













