| 16 Giugno 2026 18:02 |

2 minuti per la lettura

(Adnkronos) – Nella pratica clinica, il passaggio della definizione della sindrome dell’ovaio policistico (Pcos) a Sindrome ovarica poliendocrino-metabolica (Pmos) “sicuramente cambia molto l’approccio terapeutico”. Lo ha detto Roberto Baldelli, direttore Uosd Endocrinologia Azienda ospedaliera San Camillo – Forlanini di Roma e membro Egoi – Pcos (Experts Group on Inositol in Basic and Clinical Research and on Pcos) commentando il contenuto della recente pubblicazione su ‘The Lancet’ del consenso internazionale sulla nuova definizione della sindrome, che tiene conto della componente metabolica.

Come spiega Baldelli, direttore del primo ambulatorio pubblico dedicato alla patologia, “la definizione di policistosi riportava tutto all’ovaio e a una gestione prettamente ginecologica. La nuova definizione” di Pmos tiene conto di quello che come “endocrinologi abbiamo sempre portato avanti”, e cioè che si tratta di “una patologia multifattoriale che coinvolge tanti aspetti di tipo endocrino-metabolico, con movimento di numerosi assi ormonali” che comportano “insulino-resistenza, dislipidemie, rischio cardiovascolare, diabete, obesità, patologia cutanea – illustra l’esperto – La nuova definizione chiarisce meglio la patologia multifattoriale ma anche il quadro clinico che è veramente eterogeneo”.