“Chiunque non si impegni a fare la cosa giusta non dovrebbe poter contare sulla possibilità di rimanere”. Non si dica che Johan Forssell sia un millantatore. A marzo, nel proporre il disegno di legge approvato questo lunedì dal Parlamento svedese, il ministro per l’Immigrazione – che di recente ha scoperto avere un figlio militante nei gruppi neonazisti - lanciava l’avvertimento a tutti gli immigrati. Il loro modo di comportarsi sarebbe stato decisivo per la permanenza in Svezia. Oltre a un inasprimento delle regole, però, le implicazioni specifiche della proposta non erano chiare. E anche adesso che la sua iniziativa è stata trasformata in legge rimane ugualmente vaga. Si sa solo che è rivolta a coloro che attendono un permesso di soggiorno e a chi già lo possiede: nel caso in cui commettessero reati gravi, potrebbero non riceverlo mai o vederselo ritirato. Il governo cita chi ha precedenti penali, chi presenta legami con la criminalità e organizzazioni estremiste, chi evade le tasse. L’elenco è tuttavia più ampio. A valutare caso per caso sarà l’Agenzia per l’immigrazione, le cui decisioni potranno essere impugnate davanti a un tribunale ad hoc. Niente che possa tranquillizzare chi rischia di vedersi improvvisamente espulso.
Espulsioni e delazioni. La Svezia anti-migranti fa esultare le destre di mezzo mondo
Le nuove misure del governo di Stoccolma promettono il rimpatrio a chiunque delinqua. Ma la legge ha ampi margini di incertezza sui motivi che potrebbero porta…












