di
Fausta Chiesa
Quotazione del Brent ai livelli pre-guerra con l’Iran. QatarEnergy secondo Bloomberg tornerà a produrre il 50% del gas liquefatto in un mese. Sempre che Hormuz riapra davvero
Il petrolio, con il Brent che oggi (16 giugno) è sceso sotto gli 80 dollari per la prima volta da tre mesi, cioè da quando è scoppiato il conflitto in Medio Oriente. Il gas, con il Qatar che in base a quanto riporta Bloomberg sta pianificando una ripresa “rapida” della produzione di Gnl dopo la riapertura dello Stretto di Hormuz, annunciata per venerdì da Trump. Due segnali distensivi, dunque, di quella crisi energetica (e non solo) causata dal drastico calo di flussi di navi che dal Golfo Persico portano greggio, prodotti raffinati, Gnl e altre merci preziose sui mercati mondiali. L’impennata delle quotazioni petrolifere è stata la conseguenza più immediata. E tale è stata anche la discesa dei prezzi, dopo che è stata annunciata la firma digitale per dare il via agli accordi di pace tra Usa e Iran. Il Brent perde oltre il 4% e scende in area 79,6 dollari, mentre il Wti arretra sotto i 77 dollari.
I rialzi del greggio annullati«Il greggio – commenta Carlo De Luca, responsabile asset management di Gamma Capital - sta cancellando buona parte del premio geopolitico accumulato durante la crisi su Hormuz. Il movimento nasce dall’aspettativa che l’accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran possa riaprire lo Stretto di Hormuz e riportare gradualmente sul mercato i flussi petroliferi del Golfo Persico. Non a caso Morgan Stanley e Goldman Sachs hanno già tagliato le stime sul Brent per i prossimi trimestri. Il segnale più importante non è solo il prezzo: anche Dubai e Murban (due benchmark per il greggio mediorientale, ndr) sono passati in quello che nel gergo della finanza è definito “contango”, una struttura tipicamente più ribassista perché indica minore tensione sull’offerta immediata».









