| 16 Giugno 2026 17:04 |
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(Adnkronos) –
A soli 2 anni la diagnosi di un tumore tra vescica e prostata, una ‘sliding door’ che cambia direzione alla vita di un bambino: non più solo giochi e spensieratezza, ma lunghi giorni in ospedale, fra visite, esami e cure pesanti. Per A., oggi trentenne, è stato così. L’infanzia e l’adolescenza sono state scandite da anni di chemio, radioterapia e una serie di interventi ricostruttivi dell’apparato urinario che dopo un percorso così difficile e lungo decenni è fragile e alterato come un ‘campo di battaglia’.
Inesorabile arriva l’ennesima complicazione: una calcolosi massiva della neovescica e dei reni, che lo spinge dentro un vicolo cieco. I medici alzano bandiera bianca. Zero prospettive, chance di vita normale esaurite. Solo il dolore come costante delle sue giornate. “Ero arrabbiato e spaventato – racconta oggi – Nell’ospedale che mi seguiva da tutta una vita mi dissero che non potevano più fare niente. Mi sono presentato in pronto soccorso di notte, in preda al dolore, senza una prospettiva”. La svolta arriverà dall’incontro con un medico e da un intervento ‘sartoriale’ di alta complessità, disegnato su misura per lui all’ospedale San Carlo di Nancy a Roma.







