È Apple la prima big tech che finisce sotto la lente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm, comunemente nota come Antitrust) per via del Digital markets act, il regolamento europeo sui mercati digitali divenuto legge il 7 marzo 2024. La società di Cupertino, infatti, sarebbe tenuta a mettere a disposizione dei concorrenti le stesse componenti hardware e software che utilizza per i propri servizi. Secondo l'Agcm, però, questo non accadrebbe nel caso del backup completo dei dispositivi, possibile solo con iCloud. Su questo si focalizza l’indagine, partita il 9 giugno e comunicata pubblicamente martedì 16.Quali sono gli obblighi dei gatekeeper secondo il Digital markets actIl punto di partenza è il Digital markets act, il regolamento con cui le istituzioni europee cercano di porre un freno allo strapotere dei giganti tecnologici. Il testo – che, essendo un regolamento, si applica direttamente e in modo uniforme in tutti e 27 i paesi membri – introduce il concetto di gatekeeper. Ovvero una piattaforma digitale che, per dimensioni e numero di utenti, funge da punto d’accesso quasi obbligato per determinati servizi. Sette gli operatori che oggi fanno parte della lista: Alphabet, Amazon, Apple, Booking, ByteDance, Meta e Microsoft.Gli obblighi che il Digital markets act impone a questi soggetti sono tanti ed eterogenei, ma ruotano attorno allo stesso principio: l’utente deve avere la libertà di scegliere, senza ritrovarsi vincolato a una specifica piattaforma. È per questo che da qualche tempo possiamo attivare le chat con terze parti su WhatsApp, scaricare app su iPhone e iPad da fonti diverse rispetto all’App Store o scollegare l’account Messenger dal profilo Facebook.Perché l’Antitrust ha avviato un’indagine su Apple per iCloudÈ proprio uno degli obblighi di interoperabilità previsti dal regolamento ad aver attirato l'attenzione dell'Antitrust su Apple. Secondo il Digital markets act, infatti, tutti i servizi cloud concorrenti hanno il diritto di accedere gratuitamente alle stesse componenti hardware e software utilizzate da iCloud. Stando alle segnalazioni pervenute all’Agcm, invece, questo non avviene nel caso del backup completo di iPhone e iPad.“La condotta di Apple costringerebbe l’utente finale, dunque, ad avvalersi del servizio cloud di Apple (e potenzialmente anche sottoscrivendo un abbonamento iCloud+) per effettuare il backup integrale delle app, dei messaggi e delle impostazioni, e – impedendo di utilizzare altri servizi cloud per tale finalità – ciò disincentiverebbe il ricorso a servizi cloud concorrenti”, si legge nel provvedimento dell’Antitrust.Quanto valgono i servizi cloud per AppleIl tema è tutt’altro che marginale, sia per l’esperienza dell’utente sia in termini puramente economici. In Europa nel 2025 il settore dei servizi di cloud storage ha raggiunto un valore pari a circa 30,3 miliardi di euro e potrebbe superare i 36 miliardi nel corso di quest’anno. Sui 361,3 miliardi di fatturato netto globale di Apple nel 2024, circa i tre quarti arrivavano dalla vendita dei dispositivi e il resto da servizi come Apple Music, Apple TV e iCloud. Lo spazio di archiviazione gratuito, infatti, arriva fino a un massimo di 5 GB: oltre questa soglia bisogna attivare un piano a pagamento.E ora? Come andrà avanti l’indagine dell’Antitrust su ApplePer ora stiamo parlando di un’indagine in corso, non di una condanna. A partire dalla notifica del provvedimento, Apple ha 60 giorni di tempo per chiedere di essere ascoltata. Raccolti tutti gli elementi utili, l’Agcm chiuderà il procedimento entro il 31 marzo 2027 e trasmetterà i risultati alla Commissione europea. Il Digital markets act, infatti, dice chiaramente che le autorità nazionali fungono da “braccio destro”, ma è solo la Commissione a poter accertare violazioni e imporre sanzioni o misure correttive. Indipendentemente dal risultato, è comunque un precedente importante dato che è la prima volta in cui l’Antitrust italiana usa gli strumenti messi a disposizione dal Digital markets act per vigilare su una big tech.
Perché Apple è la prima società tech finita sotto la lente dell'Antitrust per via delle regole europee sulla concorrenza
Secondo l’Antitrust il colosso deve permettere gratuitamente di fare il backup completo dei dispositivi con qualsiasi servizio cloud. Su questo si concentra l’indagine partita il 9 giugno, la prima in Italia nell’ambito del Digital markets act










