L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato indaga su una possibile violazione del Digital Markets Act, la regolamentazione europea che ha l'obiettivo di creare maggiore concorrenza nel mercato digitale
La parola «interoperabilità» torna continuamente quando si tratta di capire i tanti paletti che l'Unione europea sta puntellando attorno all'ecosistema dei servizi Apple. Un ecosistema costruito tradizionalmente per essere chiuso, perché tutto funzioni perfettamente tra hardware e software. Un ecosistema che, secondo le istituzioni del vecchio continente, deve invece essere più aperto, per garantire la libera concorrenza e competitività e lasciare più possibilità a nuove aziende e sviluppatori. Interoperabilità significa dunque che chi possiede una grande piattaforma, utilizzata dalla maggior parte dei consumatori europei, deve garantire ad altri soggetti lo stesso trattamento che riserva ai servizi proprietari. Su questa parola si basa anche una nuova indagine aperta dall'antitrust italiano il 16 giugno.
L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sta indagando per capire se Apple garantisce «a fornitori terzi di servizi cloud consumer, a titolo gratuito, l'effettiva interoperabilità con i sistemi operativi iOS e iPadOS, nonché parita di accesso alle stesse componenti hardware e software che sono disponibili per il servizio iCloud di Apple». iCloud, come ogni strumento messo a disposizione da Cupertino, è fortemente integrato con i dispositivi sviluppati e distribuiti dalla stessa azienda. Permette di fare backup automatici, di sincronizzare iPhone, iPad e Mac e di passare i dati su un nuovo prodotto dopo l'acquisto con una procedura semplificata e automatica. L'Antitrust, si legge nel comunicato, «ha elementi per ritenere che i fornitori terzi di servizi cloud consumer potrebbero non essere posti nelle stesse condizioni del servizio iCloud di Apple, perché non sembrano avere accesso alle stesse componenti utilizzate o comunque rese disponibili al servizio iCloud».










