Pisa, 16 giugno 2026 – Il centro di ricerca “Ecohesion Collective” collegato al Dipartimento di Economia e Management dell'Università di Pisa ha partecipato alla stesura di una delle più articolate proposte internazionali oggi in discussione sul rapporto tra povertà, disuguaglianze, crisi ecologica e modelli economici. Il centro di ricerca, grazie al lavoro dei ricercatori Simone D’Alessandro, Matthieu Bordenave e Kilian Rouge, è infatti tra i contributori della Roadmap for Eradicating Poverty Beyond Growth, il documento promosso nell’ambito del mandato del Relatore speciale delle Nazioni Unite su povertà estrema e diritti umani, Olivier De Schutter.
Il documento raccoglie 80 misure di policy, organizzate in diversi pilastri, e nasce da un ampio lavoro di confronto internazionale che ha coinvolto ricercatori, istituzioni, organizzazioni della società civile, sindacati e attori dell’economia sociale e solidale. Un dibattito rilanciato anche da un intervento pubblicato sui principali quotidiani internazionali, dal Guardian al New York Times, e firmato, tra gli altri, da Olivier De Schutter, Joseph Stiglitz, Jayati Ghosh, Thomas Piketty, Kate Raworth e Jason Hickel.
La Roadmap propone un cambio di prospettiva: la lotta alla povertà non può dipendere solo dall’aumento del PIL, ma deve fondarsi su politiche capaci di ridurre le disuguaglianze, garantire diritti sociali, rafforzare i servizi essenziali e rispettare i limiti ecologici del pianeta. Per questo invita anche a rendere più trasparenti gli strumenti con cui governi e istituzioni valutano le politiche pubbliche. I modelli economici, infatti, influenzano le decisioni: possono mettere in evidenza alcuni effetti e lasciarne in ombra altri. La Roadmap propone quindi registri pubblici dei modelli utilizzati, schede chiare su ipotesi e limiti, e un confronto tra approcci diversi, evitando che scelte di grande rilevanza siano basate su un unico punto di vista tecnico. Questo vale anche per i paesi a basso e medio reddito, dove strumenti costruiti a partire dai contesti locali possono rappresentare meglio priorità e condizioni economiche, sociali e ambientali.









