TORINO. Interesse e fiducia nelle notizie continuano a indebolirsi. Eppure gli italiani non smettono di informarsi: il 57% consulta le news più volte al giorno, secondo dato più alto tra i Paesi di riferimento dopo la Finlandia. Sono questi i risultati principali del Digital News Report Italia, l'indagine sull'informazione nel nostro paese condotta dal Master in Giornalismo "Giorgio Bocca" dell'Università di Torino sui dati del Reuters Institute, che da quindici anni fotografa l'editoria mondiale. «In Italia storicamente la fiducia nelle notizie è bassa, inferiore alla media dei paesi dell'Europa occidentale: nel nostro paese non sono ben viste le notizie eccessivamente influenzate dalla politica e dagli interessi dei proprietari dei media. I brand percepiti come più neutrali raccolgono maggiore fiducia», spiega Alessio Cornia, professore alla Dublin City University e Research Associate al Reuters Institute for the Study of Journalism. Cornia cura la parte italiana del Rapporto Reuters insieme a Marco Ferrando, Paolo Piacenza e Celeste Satta del Master "Bocca". Quest'anno la fiducia nelle notizie si ferma al 32%. Solo il 34% degli italiani si dichiara molto o estremamente interessato alle notizie, contro il 74% del 2016. Un calo che Cornia definisce «il più marcato tra i paesi di riferimento». Sale di pari passo la "news avoidance", l'evitare intenzionalmente le notizie: tocca il 36%, «perché in alcuni casi possono creare ansia o l'utente non le capisce» - un fenomeno più diffuso tra le donne e tra chi ha reddito o livello di istruzione più bassi. Le fonti digitali usate settimanalmente salgono al 69%, mentre la tv scende al 62%, pur restando la fonte principale per il 48% degli italiani. In questo scenario si ritaglia uno spazio «minoritario ma rilevante» la fruizione di notizie tramite content creator o singoli giornalisti: il 36% degli italiani ne ha seguiti, con un picco tra i più giovani (66% dei 18-24enni, 53% dei 25-34enni). «In un momento in cui il pubblico si fida più di una faccia che di un'organizzazione, su cui possono pesare maggiormente interessi economici e politici - osserva Cornia - i creator stabiliscono un rapporto personale e provano ad approfondire temi che, nell'immediatezza della copertura delle testate tradizionali, rischiano spesso di perdere contesto». Capitolo intelligenza artificiale: il "click through" verso le fonti originali varia secondo il canale d'accesso, più frequente dai motori di ricerca (49%) che dai social (38%) e dai chatbot (32%). «L'accesso diretto alle testate online sta perdendo rilevanza: riguarda solo il 20% degli utenti, uno su cinque, mentre assume più peso l'accesso mediato dalle piattaforme», afferma Cornia, precisando che «il click verso le fonti originali è motivato più dal desiderio di approfondire che da quello di verificare l'accuratezza. Su social e chatbot, la propensione al click è più alta tra gli over 35». Tra gli altri dati: lo smartphone resta il dispositivo principale per accedere alle notizie; i social sono usati settimanalmente dal 45% per informarsi, sei punti in più rispetto al 2025; i video online restano minoritari, con il 31% degli italiani che non ne ha visto nessuno nell'ultima settimana; l'uso dei chatbot per informarsi resta circoscritto al 6 per cento.
Il ruolo dell’Ai e i creator di notizie: a Torino la fotografia del giornalismo in Italia
Presentati i risultati del “Digital News Report”, l'indagine sull'informazione condotta dal Master in Giornalismo "Giorgio Bocca" sui dati del Reuter…










