Anche quest’anno lo studio del Reuters Institute di Oxford, punto di riferimento per il mondo dei media, mette ai primi posti la nostra testata nella classifica che valuta la fiducia riconosciuta dal pubblico. Uno studio che offre una visione completa sullo stato di salute dell’informazione, nazionale e internazionale
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Il report del Reuters Institute, appuntamento annuale di inizio estate, restituisce una fotografia del mondo dell’informazione in grado di raccontare in quale contesto si muovono oggi i media. Da alcuni anni viene pubblicata anche una versione italiana dello studio, curata dal Master di giornalismo di Torino. E da qui partiamo con alcuni spunti.
Dove e quanto ci informiamo?
A livello internazionale, e non fa eccezione il nostro Paese, l’interesse verso le news è calato parecchio e lo è da tempo. La quota di chi si dichiara “estremamente interessato” e “molto interessato” è del 34%. In Italia nel 2016 i numeri erano completamente diversi con un 74% a mostrare pari interesse. Quello che mette in evidenza il report è “un atteggiamento sempre più disincantato verso l’informazione giornalistica” non un disinteresse totale. Giusto per avere un confronto: oggi in Finlandia è il 61% a dichiararsi estremamente e molto interessato, il 54% in Spagna, il 48% negli Stati Uniti. A scendere, rispetto allo scorso anno, è anche la fiducia generale nelle testate giornalistiche. La media a livello globale è il 37% (chi dichiara di fidarsi fortemente o abbastanza delle notizie), scesa di tre punti percentuali rispetto al 2025. “L’Italia fa peggio - sottolinea il report - La quota di chi afferma di fidarsi fortemente o abbastanza delle notizie non supera il 32%, contro il 36% del 2025 e il 34% del 2024”. La dieta informativa influenza le percentuali. “Come già rilevato nel 2025, chi indica come fonte principale la TV e i siti o app di quotidiani tende a fidarsi di più delle notizie (rispettivamente il 40% e il 37%), mentre chi usa soprattutto siti/app di testate radiotelevisive è in linea con il dato generale (32%). Viceversa, la fiducia cala (28%) tra chi si affida a testate native digitali e testate/giornalisti “alternativi” e, soprattutto, (24%) tra chi usa i social media come principale fonte di informazione”.










