Lunedì il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato che il Regno Unito introdurrà un divieto all’uso dei social media per i minori di 16 anni. Sarebbe una restrizione simile a quella in vigore in Australia dal dicembre del 2025, e da allora introdotta o discussa da altri paesi tra cui Spagna, Francia, Norvegia, Turchia, Canada, Indonesia e altri. In Italia un disegno di legge presentato nel 2024 da partiti dell’opposizione e della maggioranza (n. 1136) è ancora in fase di dibattito parlamentare, ma in generale il divieto è un argomento citato poco e solo occasionalmente da esponenti del governo.

In tutti i paesi in cui è già in vigore o in avanzata fase di discussione, il divieto per i minorenni riguarda piattaforme come Instagram, Facebook, TikTok, YouTube, X e Snapchat, e si basa sul presupposto che esista una relazione tra l’uso dei social network e il peggioramento della salute mentale dei giovani. Molti genitori e politici tendono a essere favorevoli all’introduzione del divieto, d’accordo con alcune associazioni sui diritti dell’infanzia. Ma tra gli esperti e gli specialisti che si occupano di salute mentale degli adolescenti queste misure sono molto meno popolari, perché gli studi sugli effetti sono ancora limitati, e perché i divieti sono considerati tentativi di risolvere con soluzioni facili problemi molto complessi.