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Israele aveva chiarito sin dal primo giorno della trattativa tra Stati Uniti e Repubblica islamica dell’Iran che il Libano sarebbe rimasto una questione estranea a qualsiasi accordo. Così come è normale che sia, visto che si trova a migliaia di chilometri di distanza dall’Iran, non c’entra con quella guerra, se non per il fatto che Teheran da decenni foraggiai terroristi di Hezbollah. Peraltro Israele non è nemmeno parte dei negoziati e, nonostante l’alleanza strategica con Washington, ha una sua autonomia e sovranità. Gerusalemme non rinuncerà mai alla sua sicurezza, questo è chiaro da tempo a tutti, e se vi fossero attacchi o minacce imminenti non si risparmierà nelle risposte. Constatato ciò, e poiché queste considerazioni sono note a tutti da sempre, persino agli stessi mediatori qatarini e pakistani, è quindi evidente che più che di un accordo si tratti di una tregua (forse) più strutturata e prolungata.
Nonostante questo, i media occidentali e in particolare tutti i giornali italiani, fatta eccezione per Il Tempo e Il Foglio, hanno titolato con frasi che accusano Israele di boicottare "la pace" per aver proseguito con le operazioni militari contro Hezbollah in Libano. L’odio per Israele ormai non ha limiti, acceca quasi chiunque e in qualsiasi circostanza. Persino dinanzi all’evidenza di un accordo che non può reggere, poiché fondato sul nulla, o peggio, sulle potenziali e improbabili buone intenzioni degli iraniani, la voglia di accusare Gerusalemme ha la meglio su qualsiasi logica e capacità d’analisi.













