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Domenica le forze armate israeliane hanno bombardamenti di nuovo la zona di Dahieh, nel sud della capitale libanese Beirut, dove è particolarmente radicato il gruppo politico e militare sciita Hezbollah, alleato dell’Iran. L’agenzia di stampa statale libanese ha scritto che sono state uccise tre persone, e 16 sono state ferite.
L’attacco complica le trattative in corso tra Iran e Stati Uniti per un accordo che metta fine alla guerra in Medio Oriente: da venerdì sera è indicato come imminente – anzitutto dal presidente statunitense Donald Trump, che altre volte l’aveva dato ormai per fatto – ma non è ancora stato concluso.
Da marzo Israele bombarda il Libano e occupa la parte meridionale del paese. L’Iran chiede che qualsiasi accordo includa anche la fine degli attacchi israeliani in Libano, ma il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu non ha mai dato segno di volerli interrompere, contraddicendo Trump che nelle scorse settimane sosteneva di controllare l’alleato.
Per evitare che l’accordo salti, Trump sta chiedendo con insistenza a Netanyahu di fermare gli attacchi: domenica ha scritto sul suo social Truth che gli attacchi su Beirut «non sarebbero dovuti succedere, specialmente in un giorno speciale in cui siamo molto vicini a un accordo di pace con l’Iran». Trump e Netanyahu hanno iniziato la guerra insieme, ma i loro obiettivi e interessi sono poi diventati sempre più distanti.













