IndustriaDai 100 miliardi di AbbVie ai 70 miliardi di Pfizer e Merck, dai 50 miliardi di AstraZeneca ai 30 miliardi di Gsk: continuano ad aumentare gli impegni delle farmaceutiche nel Paesedi Monica D'Ascenzo16 giugno 2026Le principali multinazionali farmaceutiche stanno accelerando in modo senza precedenti la localizzazione della produzione negli Stati Uniti, con impegni complessivi che superano i 500 miliardi di dollari tra investimenti in ricerca, sviluppo e capacità produttiva. La dinamica è alimentata dalla prospettiva di dazi fino al 100% sui farmaci di marca, introdotti dall’amministrazione Trump salvo eccezioni legate a prezzi e produzione domestica. Secondo una ricostruzione basata su dati Reuters e analisi di settore, il movimento di reshoring coinvolge i principali player globali e punta a ridurre la dipendenza dalle catene di fornitura internazionali, rafforzando al contempo la presenza industriale negli Stati Uniti.Domande di approfondimento generate da 24Ore AIOltre 500 miliardi di dollari in nuovi impegniLe principali case farmaceutiche globali stanno rafforzando in modo significativo la propria presenza produttiva negli Stati Uniti, aumentando investimenti e scorte di magazzino in risposta alla stretta commerciale annunciata dall’amministrazione Trump. Il piano prevede l’introduzione di dazi fino al 100% sui farmaci di marca, salvo riduzione dei prezzi o delocalizzazione della produzione sul territorio americano.Sebbene l’applicazione delle misure risulti temporaneamente sospesa per le aziende che stanno investendo negli Stati Uniti, il solo annuncio ha già innescato una rapida accelerazione di progetti industriali, accordi sui prezzi e strategie di vendita diretta al consumatore. In questo contesto, alcune big pharma hanno ottenuto esenzioni pluriennali in cambio di impegni su prezzi e investimenti, anche attraverso la piattaforma governativa TrumpRx.gov, mentre altre hanno annunciato piani plurimiliardari per espandere la capacità produttiva negli Usa.Il totale degli investimenti annunciati dalle big pharma continua a salire. Nel luglio 2025 l’ammontare complessivo era stimabile in 316 miliardi per i 10 gruppi, americani ed esteri, con impegni sopra i 10 miliardi ciascuno. Oggi supera i 500 miliardi di dollari, distribuiti su un orizzonte pluriennale e concentrati soprattutto in nuovi impianti produttivi, ampliamenti di siti esistenti e infrastrutture di ricerca.La strategia dei grandi gruppi farmaceutici americani ma anche internazionali risponde a tre obiettivi principali: evitare l’esposizione ai dazi sulle importazioni; garantire continuità delle supply chain; rafforzare l’accesso al mercato statunitense, oggi centrale nei ricavi del settore.Le farmaceutiche americaneTra i casi più rilevanti figura Pfizer, che ha siglato un accordo con il presidente Donald Trump impegnandosi a investire 70 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo e produzione domestica, ottenendo in cambio una moratoria triennale sui dazi. Stessa cifra per Merck, che sta sviluppando un piano di investimenti superiore a 70 miliardi di dollari, che include un nuovo impianto da 3 miliardi in Virginia, uno stabilimento da 1 miliardo in Delaware per biologici e oncologia, l’espansione da 1 miliardo in North Carolina e ulteriori investimenti nella divisione animal health in Kansas.