di
Sergio Donato
Il supporto a Manifest V2 era già stato disattivato, ma alcuni utenti lo aggiravano con flag sperimentali. Chrome 150 rimuoverà anche questa possibilità non ufficiale
Con Chrome 150, atteso per il 30 giugno, Google rimuoverà l'ultimo flag che consentiva di aggirare la disabilitazione di Manifest V2, la vecchia piattaforma per le estensioni del browser. Per gli utenti che ancora usavano ad-blocker in Chrome, attraverso questi meccanismi non ufficiali, non resterà nessuna via percorribile.
La notizia emerge da un commit nel repository Chromium che cancella il flag “kExtensionManifestV2Disabled”, classificato dai revisori come "dead code" (codice morto) perché Chrome non supporta più le estensioni Manifest V2 in nessuna versione in distribuzione. Un ingegnere Google ha spiegato nel commit che la rimozione si rende necessaria per ridurre il debito tecnico e per eliminare vulnerabilità di sicurezza individuate proprio nel codice Manifest V2.Manifest V2 e Manifest V3, perché sono differenti? In generale, Manifest definisce come le estensioni comunicano con il browser. Con Manifest V2, gli ad blocker potevano analizzare ogni richiesta di rete in tempo reale e decidere direttamente se bloccarla o modificarla. Manifest V3 affida invece gran parte del filtraggio al browser tramite declarativeNetRequest: l’estensione fornisce in anticipo le regole, che Chrome applica entro limiti prestabiliti. In questo modo, secondo Google, il sistema riduce accesso ai dati, consumo di risorse e rischi di sicurezza. Gli ad blocker comunque non scompaiono, ma perdono parte della flessibilità disponibile con Manifest V2. Per esempio uBlock Origin Lite funziona con Manifest V3, ma offre meno funzioni rispetto a uBlock Origin.











