PADOVA - Risale a 190mila anni fa il caso più antico di sopravvivenza a una frattura scomposta in un felino preistorico, scoperto dalle Università di Padova e Bologna. Il protagonista è o, meglio, era un leone delle caverne vissuto nelle grotte slovene nel Pleistocene che si ruppe l'omero e guarì completamente. Una frattura grave, che gli scienziati hanno potuto osservare e che apre una rara finestra sulla vita e sulle strategie di sopravvivenza dei grandi predatori del Pleistocene.

L'omero fossile è stato trovato nella grotta di Kanegra, in Slovenia, ed è arrivato negli anni '40 alla Collezione di Geologia "Museo Giovanni Capellini" dell'Università di Bologna. Ma mai finora era stato protagonista di uno studio così approfondito, guidato dall'Università di Padova e pubblicato sulla rivista "Quaternary International".

«Quando ho visto quell'omero di leone e la frattura profonda, mi sono bloccata dall'emozione perché ho capito subito che si trattava di un reperto eccezionale» racconta Elena Ghezzo, ricercatrice al Dipartimento di Geoscienze e prima autrice dello studio. «Abbiamo pochissimi resti di ossa di leone delle caverne con patologie evidenti continua - e gran parte delle ricerche precedenti si sono concentrate sul confronto tra i pochi esempi conosciuti, per la maggior parte provenienti da grotte in Germania. Segni di trauma sono ancora meno frequenti, e non sono certamente all'altezza del reperto da noi studiato». Per lo studio, l'omero è stato sottoposto a tomografia computerizzata (TAC) nel Centro di Anatomia dell'Università di Bologna, sotto la responsabilità scientifica del professor Stefano Ratti. Le analisi morfologiche e patologiche sono state condotte da Giulio Vara ed Elisa Lodolo. Le scansioni hanno permesso di osservare l'interno della frattura, evidenziando come il tessuto osseo spugnoso si sia completamente riorganizzato e rimodellato per preservare la funzionalità dei muscoli dell'arto anteriore. La frattura si è risaldata ma l'osso è rimasto in parte disallineato.