Hanno tenuto comportamenti che il gip Niccolò Bencini, nell’ordinanza con cui dispone il carcere, definisce di «eccezionale gravità» perché hanno aggredito il titolare di un minimarket e un cliente, anche con armi da taglio, solo per impossessarsi di beni di scarso valore. Dagli atti di indagine e dai procedimenti già pendenti «risulta evidente la pericolosità sociale degli indagati, i quali da circa due anni perpetrano rapine, estorsioni e violenze in danno degli abitanti di Trecate».
Violenza per non pagare Restano quindi in carcere, a Novara, i pakistani Dilawar Hussain, 26 anni, e i fratelli Daud e Hamza Muhammad Zia, 30 e 28 anni, arrestati venerdì sera in via Gramsci a Trecate dai carabinieri per rapina, lesioni e, il primo, anche per resistenza a pubblico ufficiale avendo preso a calci e pugni i militari. Ieri alla convalida, assistiti dagli avvocati Lipari, Lobino e Martinoli, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Hanno solo detto di lavorare regolarmente. Circostanza, questa, che secondo il giudice conferisce ancora maggior gravità alla condotta in quanto hanno agito con estrema violenza solo per non pagare merce di scarsissimo valore. C’è pertanto il pericolo che «tale propensione a delinquere possa trovare ulteriore sfogo in altri fatti illeciti dello stesso tipo, o di maggiore gravità». In base a quanto emerso, i tre sono incapaci di contenere spinte antisociali e istinti aggressivi, non esitando a mettere in pericolo la vita e l’incolumità fisica altrui. Secondo quanto ricostruito, Hussain avrebbe minacciato con un coltello e cocci di bottiglia il gestore del minimarket per avere 50 euro; Hamza Zia impugnava una bottiglia di vetro rotta e avrebbe danneggiato scaffali e vetrina mentre il fratello Daud avrebbe afferrato una bottiglia dal cestino, l’avrebbe spaccata e avrebbe minacciato la vittima per prendere la merce senza pagarla, aggredendo anche un cliente. Il titolare del minimarket ha parlato apertamente di «pizzo»: «Siamo stanchi di subire tutto questo. Ci minacciano regolarmente, vivono alle nostre spalle. E se proviamo a opporci chiamano qualche altra persona, a volte sono una decina a fare danni. Molti li lasciano fare perché hanno paura. Meglio qualche birra rubata che finire all’ospedale, ma adesso basta».










