Ponte sullo Stretto

Lo afferma il procuratore di Napoli, in una intervista a La Stampa

Pubblicato il: 16/06/2026 – 8:48

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“Le inchieste sul Ponte dello Stretto? L’aspetto che traspare, e di cui mi pare si stia parlando molto poco, è collegato alla riforma della Corte dei Conti. C’è un evidente problema di separazione tra i poteri dello Stato insito nella riforma e questo conferma dei rischi denunciati dai critici della riforma cosiddetta Foti”. Lo afferma Nicola Gratteri, procuratore di Napoli, in una intervista a La Stampa. Sui rischi legati alla nuova legge, il magistrato lancia l’allarme: “La nuova legge prevede la ‘collaborazione’ con il potere politico ed è evidente che possa degenerare in un vero e proprio asservimento della magistratura contabile all’indirizzo di governo. Le varie modifiche trasformano il controllo da argine di legalità a servizio dell’esecutivo. La criminalità organizzata usa strumenti sofisticati e con le limitazioni delle intercettazioni, quelle per il sequestro dei cellulari, con l’abolizione dell’abuso di ufficio, non solo è molto difficile “arginare” i danni, ma è anche difficile intervenire dopo. A me pare ci sia un disegno globale per eliminare qualunque forma di controllo, rendere tutto più permeabile, con la finalità di rendere la giustizia una strana rete da pesca, incastrare i piccoli pesci e perdere i grandi pesci. Sono anni che la ‘ndrangheta non è più quella con lupara e cappello, si è evoluta a 360 gradi ed è nelle condizioni di potere infiltrare tutti gli step dell’opera”. Il procuratore conclude con una riflessione sugli strumenti dello Stato e sull’efficienza degli uffici: “Il dilemma non è fare o non fare il Ponte perché c’è il rischio di infiltrazioni mafiose. Il problema è che non abbiamo gli strumenti per prevenire e per intervenire, come sarebbe necessario. Questa è una resa. La resa di uno Stato che a fronte di una criminalità organizzata sempre più sofisticata, lascia forze dell’ordine e magistratura con le armi spuntate. Se avessimo gli strumenti necessari per contrastare le infiltrazioni, non ci sarebbe alcuna necessità di farsi questa domanda. L’efficienza e i tempi della giustizia non potranno mai migliorare se noi continuiamo ad essere sempre meno e i processi sempre di più”. Argomenti