In Italia la corruzione è dilagata negli ultimi trent’anni, mimetizzandosi sempre di più nell’economia, nella politica, nella pubblica amministrazione e nello stato. La criminalità organizzata è divenuta sempre più istituzionale, assorbendo in parte anche le organizzazioni mafiose di tipo tradizionale.

Massonerie deviate e sistema massomafioso sono stati un collante solidissimo al punto tale che i poteri occulti emergono sempre di più in superficie divenendo in parte anche palesi, indossando abiti istituzionali e operando in un regime di legalità formale che rappresenta l’apoteosi dell’abuso del potere.

Siamo ad una fase cruciale dell’attacco eversivo alla Costituzione. Uno svuotamento costante, un sanguinamento costituzionale logorante, con un ruolo decisivo dei traditori della Costituzione. Le notizie delle indagini della magistratura inquirente su presunti fatti di corruzione e rivelazioni di segreto investigativo con riferimento alla realizzazione del ponte sullo stretto tra Calabria e Sicilia mostrano uno spaccato inquietante, ma per quanto mi riguarda non sono che l’ennesima conferma di quello che ho visto soprattutto in tanti anni di attività di pubblico ministero.

Mi riferisco, in particolare, alla pervasività del sistema criminale all’interno degli organi di controllo, magistratura compresa. Il coinvolgimento – siamo sempre nelle indagini preliminari, va ricordato – di un magistrato che fino a pochissimo tempo fa era ai vertici della Corte dei Conti evidenzia quanto il sistema sia ormai radicato nel cuore dello stato e arrivi ovunque.