“Se metti una chiave sotto lo zerbino per la polizia, anche un ladro può trovarla” Tim Cook pronunciò questa frase nel 2015, durante un evento sulla sicurezza digitale a Washington, e da allora è diventata una delle sintesi più efficaci del conflitto tra esigenze investigative e protezione dei dati.
A oltre dieci anni di distanza, il dibattito non si è chiuso: l’espansione dell’Intelligenza Artificiale, dei servizi cloud e delle comunicazioni cifrate lo rende anzi più urgente che mai.
Perché una backdoor mette a rischio tutti
La sicurezza moderna si basa su algoritmi come AES, RSA ed Elliptic Curve Cryptography.
La loro efficacia dipende da un principio fondamentale: nessuno deve possedere scorciatoie per aggirarli. Quando si introduce una backdoor crittografica, anche se pensata esclusivamente per le forze dell’ordine, quella porta non può rimanere riservata. Diventa automaticamente il bersaglio più prezioso per criminali informatici, gruppi sponsorizzati da Stati e chiunque cerchi vulnerabilità da sfruttare.












