C'è un tavolo, da qualche parte in Italia, che quest'anno è rimasto vuoto.
È il tavolo di cucina dove fino a poco tempo fa si riunivano quattro o cinque ragazzi nei giorni che precedono l'esame, con le fotocopie spiegazzate, le evidenziazioni di colori diversi, le tazze di caffè freddo e quella confusione vociante che era, in fondo, un modo di imparare. Oggi a quel tavolo ne è seduto uno solo. Davanti, non un compagno, ma uno schermo.
L'osservatorio di Skuola.net, condotto su circa mille studenti di quinto superiore, racconta una svolta che ha il sapore di un piccolo terremoto generazionale. Alla vigilia della prima prova scritta, fissata per il 18 giugno, solo uno studente su cinque sceglie ancora di prepararsi insieme ai compagni. Il resto ha trovato un altro interlocutore.
I numeri parlano chiaro, e parlano in fretta. In appena due anni la percentuale di maturandi che si affidano ogni giorno a ChatGPT o ad altri chatbot è quasi raddoppiata, salendo dal 27 al 47 per cento. Se a questi si aggiunge chi li consulta in modo saltuario, si arriva a tre studenti su quattro. Chi non li ha mai aperti è ormai una rarità: il 9 per cento, contro il 24 di soli ventiquattro mesi fa.
Cosa è successo, in così poco tempo, alla vigilia di un esame che resta uno dei riti di passaggio più radicati nella nostra cultura?












