A proposito di manifestazioni librarie, di richieste di professione d’antifascismo, di obbligo di dirsi antifascisti per godere del diritto di occupare uno spazio pubblico, non bisognerebbe mai stancarsi di ricordare che la Costituzione è antifascista perché nasce dalla Resistenza e dalla sconfitta del fascismo; di ricordare che, in quanto fondativa di una democrazia parlamentare, è di per sé antifascista e più in generale è opposta a ogni regime dittatoriale.

Né bisognerebbe stancarsi di ricordare che le parole “antifascismo” o “antifascista” nella Costituzione non compaiono mai, probabilmente perché pleonastiche; che non compare mai la parola “fascismo”; che la parola “fascista” compare nelle disposizioni transitorie per vietare la riorganizzazione “del disciolto partito fascista”, per stabilire l’eleggibilità e il diritto di voto per i “capi responsabili del regime fascista”, per la nomina a senatore di chi aveva subito condanne dal “tribunale speciale fascista”.

Non bisognerebbe mai stancarsi di ricordare che la Costituzione garantisce libertà “di opinioni politiche”, tutte, nessuna esclusa, le migliori e le peggiori, perché a vietare le idee sono le dittature e dunque le democrazie liberali non le vietano. Di ricordare che pretendere quello che la Costituzione non pretende, significa andare oltre e dunque al di fuori della Costituzione.